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La Febbre Q è una malattia che colpisce molte specie animali. Tuttavia, sono i ruminanti (bovini, pecore e capre) che mostrano più spesso i segni clinici della malattia e che costituiscono un serbatoio per la diffusione batterica.

Sono quindi fonte di contaminazione per altri allevamenti e potenzialmente anche per l’uomo.

Febbre Q negli ovini: quali sono i segni clinici?

Come nei bovini e nei caprini, i segni clinici della Febbre Q anche nell’ovino sono dominati da disturbi riproduttivi, in particolare da aborti. Ad esempio, l’osservatorio francese per il monitoraggio degli aborti dei ruminanti,  OSCAR (Observatoire et Suivi des Causes d’Avortements chez les Ruminants) ha dimostrato che nel 19% dei casi Coxiella burnetii, il batterio responsabile della Febbre Q, potrebbe essere considerato l’agente eziologico degli aborti. LA FEBBRE Q È QUINDI UNA DELLE PRINCIPALI CAUSE DI ABORTO NELLE PECORE.

Oltre agli aborti, la Febbre Q nelle pecore è responsabile della nascita di agnelli deboli o nati morti. Sebbene l’espressione clinica sia meno violenta nelle pecore rispetto alle capre, un episodio di Febbre Q in un gregge di pecore può portare alla perdita del 18% degli agnelli (Eibach et al., 2013). Di conseguenza, oltre al problema sanitario, la Febbre Q negli ovini causa notevoli perdite economiche.

Febbre Q negli ovini: epidemiologia

La trasmissione della Febbre Q nelle pecore, in altri animali e persino nell’uomo avviene essenzialmente per inalazione. La contaminazione orale è molto meno frequente. Non è possibile escludere la trasmissione da parte delle zecche, ma la sua importanza è trascurabile rispetto alla via aerea. Infine, la trasmissione sessuale non è mai stata stabilita con chiarezza nell’ovino, anche se recentemente è stato dimostrato (Wolf et al., 2020) che gli arieti possono avere Coxiella burnetii nel prepuzio senza possedere anticorpi contro il batterio.

Come per altre specie di ruminanti, la massima eliminazione del batterio avviene al momento del parto. Di conseguenza, la placenta, gli altri annessi fetali e i fluidi associati sono ricchi di Coxiella burnetii (fino a 109 batteri / grammo). In caso di aborto, anche il feto è considerato particolarmente contagioso.

Un’altra via di escrezione di Coxiella burnetii è tramite le feci. In questo modo, i reflui possono mantenere il ciclo della malattia all’interno di un gregge. Tuttavia, l’escrezione fecale nelle pecore sembra essere inferiore a quella nelle capre (Bauer et al., 2020).

Infine, a differenza di bovini e caprini, le PECORE RILASCIANO POCHI O NESSUN BATTERIO NEL LATTE.

Febbre Q negli ovini: il controllo

Come per altre specie, è necessario adottare importanti misure di biosicurezza in caso di infezione da Febbre Q in un gregge di pecore. Poiché il batterio viene escreto in grandi quantità soprattutto al momento dell’aborto o del parto, gli annessi fetali, i fluidi vaginali e gli eventuali feti morti costituiscono importanti fonti di contagio per gli altri animali del gregge e per l’allevatore stesso. È quindi necessario rimuovere questi materiali contaminati e conservarli in un contenitore chiuso per evitare il contagio e la contaminazione dell’ambiente.

In relazione all’escrezione fecale, l’uso del letame deve essere razionalizzato e assolutamente evitato in condizioni di vento per prevenire la diffusione della malattia alle aziende agricole e alle popolazioni vicine.

Oltre a queste semplici misure di BIOSICUREZZA, il controllo della Febbre Q nelle pecore richiede misure mediche. Un VACCINO inattivato di fase I è sul mercato da molti anni e ha dimostrato la sua efficacia nel ridurre i segni clinici e l’eliminazione del batterio da parte degli animali, anche in ambienti contaminati. Fino a poco tempo fa questo vaccino era registrato solo per bovini e caprini, ma ora è stato approvato anche per la specie ovina. Gli studi che hanno portato a questa nuova indicazione hanno infatti evidenziato la sua efficacia nel ridurre la percentuale di animali che eliminano il batterio.

Inoltre, è stato dimostrato che la vaccinazione delle pecore riduce significativamente il numero di gravidanze anomale (aborti e agnelli nati morti o non vitali) e aumenta il numero di agnelli vivi alla nascita. Il protocollo della vaccinazione consiste in due iniezioni sottocutanee da 2 ml.

Studi di campo (Bauer et al., 2021) hanno dimostrato che il vaccino, combinato con misure di biosicurezza, riduce progressivamente la diffusione di Coxiella burnetii da parte degli animali infetti e il numero di animali infetti. In questo modo si riduce anche l’inquinamento dell’ambiente e, a lungo termine (di solito da 5 a 7 anni), la malattia può essere eliminata.

Esistono anche numerosi dati sui benefici della vaccinazione animale per la salute umana. Nel 2007, ma soprattutto tra il 2008 e il 2010, nei Paesi Bassi si è verificata una grave epidemia da Febbre Q, che ha provocato numerosi casi nell’uomo che hanno portato a 800 ricoveri ospedalieri. Purtroppo, ci furono anche alcuni morti. Le autorità stabilirono che l’origine dell’epidemia fosse imputabile ai piccoli ruminanti (capre e pecore). Furono applicate diverse misure sanitarie, tra cui la vaccinazione di pecore e capre, per mantenere sotto controllo l’epidemia, da cui si concluse che la vaccinazione aveva contribuito a ridurre il rischio per l’uomo (Hogerwerf et al., 2011).

 

Punti chiave

  • La febbre Q colpisce gli ovini, così come i caprini e i bovini.
  • Nelle pecore la principale espressione clinica è l’aborto. Tuttavia, questo è meno frequenti che nelle capre.
  • Tra le misure di controllo della malattia, la vaccinazione è essenziale per ridurre l’espressione clinica, la diffusione batterica da parte di animali infetti e la contaminazione ambientale.
  • La vaccinazione dei piccoli ruminanti si è rivelata efficace anche nella lotta contro focolai di Febbre Q umana

Fonti:

Bauer, B., Prüfer, L., Walter, M., Ganter, I., Frangoulidis, D., Runge, M., & Ganter, M. (2020). Comparison of Coxiella burnetii excretion between sheep and goats naturally infected with one cattle-associated genotype. Pathogens, 9(8), 652.

Bauer, B. U., Knittler, M. R., Pruefer, T. L., Wolf, A., Matthiesen, S., Runge, M., & Ganter, M. (2021). Humoral immune response to Q fever vaccination of three sheep flocks naturally pre-infected with Coxiella burnetii. Vaccine, 39(10), 1499-1507.

Eibach, R., Bothe, F., Runge, M., & Ganter, M. (2013). Long-term monitoring of a Coxiella burnetii-infected sheep flock after vaccination and antibiotic treatment under field conditions. Berliner und Munchener tierarztliche Wochenschrift, 126(1-2), 3-9.

Hogerwerf, L., van den Brom, R., Roest, H. I., Bouma, A., Vellema, P., Pieterse, M., … & Nielen, M. (2011). Reduction of Coxiella burnetii prevalence by vaccination of goats and sheep, The Netherlands. Emerging infectious diseases, 17(3), 379.

La parola agli esperti: la prevenzione è la chiave

La vaccinazione contro la Febbre Q è fondamentale. Coxevac® ha dimostrato la sua efficacia nel ridurre i segni clinici e la diffusione del batterio da parte dei ruminanti. Controllando la malattia negli animali, il vaccino riduce anche il rischio di trasmissione all’uomo.

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